Storia del rifugiato: tre casi particolari

di Marco Arvati


Distruzione del tempo di Gerusalemme, Francesco Hayez, 1867

La migrazione umana è un fenomeno sociale che comporta uno spostamento di individui da un’area geografica a un’altra e presente fin da epoca preistorica per i motivi più disparati come fenomeni fisici quali carestie, mutazioni climatiche o storico-culturali come la sovrappopolazione, il dissesto economico, i conflitti interni, l’emarginazione sociale. In questo breve scritto cercherò di riassumere brevemente tre casi di emigrazione da un luogo a un altro in tre momenti diversi della storia umana: nel Medioevo con le migrazioni forzate dei popoli ebraici banditi da diversi Stati europei, nell’età moderna con la migrazione verso gli Stati confinanti (principalmente la Svizzera) di coloro che erano stati assolutisti e quindi si sono ritrovati dal lato sbagliato dopo la Rivoluzione Francese e nell’età contemporanea con la migrazione approvata dal governo statunitense di molti segmenti di popolazioni negli Stati Uniti d’America.

1. L'età medievale: la migrazione del popolo ebraico per l'Europa

Per la storia ebraica una data è fondamentale più di altre: il 70 d.C. quando viene identificato con la distruzione da parte dell’Imperatore Romano Tito del Tempio di Gerusalemme il momento in cui gli ebrei smettono di avere una loro Patria e iniziano a migrare per il mondo. Nel Medioevo erano presenti molte comunità ebraiche nei maggiori stati Europei: vi erano forti comunità in Francia, in Inghilterra ma soprattutto in Spagna dove nel periodo di dominio arabo avevano ottenuto lo status di Dhimmi: potevano praticare la loro religione ed essere autonomi previo corrispettivo di un tributo e del riconoscimento della supremazia musulmana. Ben diverso era il trattamento degli Ebrei negli stati Cristiani dove vennero spinti in ruoli marginali della società ed emarginati per motivazioni etiche come il fatto che praticavano il prestito a interesse (per i Cristiani inconciliabile con la dottrina) e per motivazioni sociali che li resero il capro espiatorio delle peggiori disgrazie medievali: erano gli Ebrei i vettori della Peste Nera, erano gli Ebrei gli uccisori di Cristo che bevevano il sangue umano e profanavano le ostie. Questo clima creò una totale ondata di odio nella gente comune per l’ebreo che portò i maggiori governi cristiani a valutarne l’espulsione. Dal XII secolo in avanti in Francia l’arricchimento della corona viene attuato tramite l’espulsione di ebrei e la confisca dei loro beni, stessa cosa accade in Inghilterra dove addirittura non si ha più notizia di ebrei fino alla Rivoluzione Inglese del ‘600. Dove vanno questi popoli? Dobbiamo immaginarci molte famiglie che da un giorno all’altro si ritrovano non solo sgradite dallo Stato ospitante ma cacciate fisicamente; la prima grande migrazione ebraica entro i confini dell’Europa li porta in Polonia, Stato che al tempo era una Confederazione insieme alla Lituania e che venne conosciuta come “Il paradiso degli Ebrei” in quanto Stato molto tollerante. Inizialmente erano poche famiglie ma nel ‘500 si conta che circa tre quarti degli Ebrei mondiali avevano trovato rifugio in Polonia che rimase il centro del mondo ebraico fino all’invasione nazista del 1939. E' una migrazione dettata da motivi religiosi, una discriminazione attuata da una maggioranza perseguente un altro credo verso una minoranza.

2. L'età moderna: migrazioni francesi


Combat de Quiberon en 1795, Jean Sorieul, Particolare

Un altro evento fondante della storia umana e che ha portato a un fenomeno migratorio è la Rivoluzione Francese costituendo addirittura una categoria a parte, quella degli Emigrès. La differenza principale con il caso precedente è che qui non si tratta di una migrazione data da un’espulsione governativa ma da un certo segmento sociale che non riconoscendosi più nei valori dello Stato in cui si trovava decide di andarsene. Vi sono due momenti principali di questa fuga: il primo è il periodo che va dal 1789 al 1792 quando a scappare da un regime che è diventato quello di una Monarchia Costituzionale sono principalmente i sostenitori dell’Assolutismo Monarchico demolito dalle proteste del Luglio ‘89. Troviamo quindi principalmente nobili, preti in disaccordo con le nuove linee guida governative e la fascia molto ricca della borghesia. Il momento di stacco si ha nel 1793 quando la Monarchia Costituzionale crolla e nasce il regime giacobino. A questo punto a scappare e trovare rifugio non sono più solo vecchi assolutisti ma segmenti più ampi della popolazione. Il luogo principale di immigrazione era la Confederazione Elvetica (l’odierna Svizzera) in cui la maggior parte di questa popolazione conduceva una vita ritirata e solo alcuni si impegnavano in vere e proprie attività propagandistiche volte a una Restaurazione francese. Nonostante questo segmento sia molto piccolo nel 1798 la Francia impaurita riesce a imporre alla Confederazione Elvetica di espellere tutti gli Emigrès.

3. L'età Contemporanea: l'immigrazione negli Stati Uniti dopo il 1945



La fuga di Frieda Schulze da Berlino Est

Nel 1945 gli USA hanno appena vinto la Seconda Guerra Mondiale ed escono da un trentennio di isolazionismo che li aveva portati a chiudersi in sé stessi. Le prime politiche post-guerra sono quelle di accettazione di moltissimi rifugiati da paesi differenti. Questo tipo di politica governativa, perlomeno per i primi vent’anni di attuazione, faceva sì di privilegiare una forte emigrazione dai paesi a guida comunista per attuare delle vittorie morali nella Guerra Fredda tramite l’accoglienza e la possibilità di rendere noti uomini e donne che scappano dall’idea di mondo avversaria. Chi lasciava uno Stato guidato da un Partito Comunista era definito “in fuga dalla persecuzione”. Questa politica di ingresso privilegiava una parte di popolazione mondiale su un’altra; se entrare con status di rifugiato negli USA da un regime comunista era piuttosto semplice farlo da un regime non comunista era altresì difficile. Pochissimi sono gli esuli Haitiani o Cileni nello stesso periodo di tempo dato che le Nazioni da cui questi provenivano erano considerate alleate degli Stati Uniti. Se inizialmente accogliere era sulla bocca di tutti quando l’interventismo USA di fine’60/primi ‘70 inizia a prevalere i rifugiati iniziano a diventare un pericolo più che un’opportunità. Nel periodo della Guerra in Vietnam tantissimi scapparono da una nazione devastata per entrare negli Stati Uniti ma pagarono l’inizio della recessione. La popolazione iniziò a non considerare i “boat people” (gli uomini e le donne del Sud-Est Asiatico) come persone in fuga da un regime o da un sistema politico avverso ma cominciarono a considerarle come persone in fuga dalla povertà verso la ricchezza, da un mondo sottosviluppato a un mondo ultrasviluppato. Diventa pregnante la nozione, seppur fallace, di Migrante Economico. E perché dare lo stesso Welfare State a persone che valorialmente non avevano nulla a che vedere coi cittadini americani? È l’inizio del crollo della politica di accoglienza verso i regimi comunisti che fino a quel momento tutte le presidenze, democratiche o repubblicane che fossero, avevano adottato. Il rifugiato non è più un eroe che scappa e si erge a paladino della libertà ma è un reietto senza particolari conoscenze politiche che usufruisce dello stesso sistema di Welfare dei nativi. E’ un cambiamento forte che ancora oggi connota le divisioni sul tema di molti Paesi.


Conclusione

Questi tre casi volevano essere uno spunto di riflessione per far notare che le contraddizioni e le battaglie politiche che oggi stiamo vivendo sul fenomeno migratorio non sono qualcosa che è cominciato nel 2011 con le Primavere Arabe e le guerre civili che ne sono conseguite. Il fenomeno migratorio è pregnante e costituente dell’intera storia dell’umanità per le più disparate motivazioni, che sia forzato o individuale, religioso o politico, perché oppressi o semplicemente per ricercare migliori condizioni di vita. Bisogna essere consci che il fenomeno migratorio è esistito e esisterà ancora e che, come dice Aihwa Ong in Da rifugiati a cittadini: “i singoli Stati non reagiscono ai flussi in modo standard ma nella loro risposta si rifanno a politiche precedenti e interessi del momento”.

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