Stati Uniti e Iran - Ovvero: le opinioni non richieste

Aggiornato il: gen 4

di Diego Canaletti

Se avete aperto anche solamente gli occhi il 3 gennaio, avrete scoperto che Donald Trump ha ordinato l’attacco e l’uccisione di Qassem Suleimani, Generale delle forze Quds, squadra d’élite delle Guardie Rivoluzionarie.

Come ogni volta che gli Stati Uniti assumono una qualsiasi decisione, in particolare da quando l’inquilino della Casa Bianca è Donald Trump, è diventato esercizio abitudinario per non dire dovuto, quello di dipingere il Presidente degli Stati Uniti come un pazzo egoista che non sa quel che fa. Magari è vero, per carità, ma forse la questione è un po’ più complessa.

Se rigettare la politica estera del proprio Paese è un gioco retorico semplice, farlo non lo è altrettanto. Analizzare le scelte politiche quando si ha già un’idea precostituita è poi impossibile.


Ed è per questo che dal Partito Democratico, partito che è al governo di uno Stato membro della NATO mi aspetto qualcosa di meglio. Sulla pagina del nazionale, nella giornata del 3 gennaio, è apparso questo post.

"Stanotte è successa una cosa di inaudita gravità per il mondo. Ve la spiego così. Quest’anno negli USA ci sono le presidenziali e il presidente uscente è sotto scacco, indebolito e con un procedimento aperto di impeachment. Allora Trump, per sviare l’attenzione e pompare il sistema d’orgoglio patriottico e nazionalista, decide di compiere un gesto senza precedenti. Ordina, in poche ore, un attacco. Ordina che sia ucciso Soleimani, uno degli uomini più influenti - e amati - d’Iran.

Uno degli uomini più potenti - e ago della bilancia - della politica mediorientale. Una decisione folle, presa di pancia e senza ponderare il rinculo che genererà non su loro, ma sul MONDO. Una decisione che ci precipita all’alba degli anni ‘20, sull’orlo di una guerra totale. Proprio come un secolo fa. E dinanzi a questo cosa fanno i nazionalisti di casa nostra? Predicano prudenza? Stigmatizzano l’accaduto. No. Per nulla. I nazionalisti di casa nostra commentano con giubilo la follia di Trump. Salvini, che poche ore prima da novello miss Italia sovranista auspicava un 2020 di pace e bene nel mondo, mostra il suo ghigno “migliore”. “Un terrorista islamico è stato ammazzato, evviva”, tuona. Dimenticando che è stato anche Soleimani a combattere l’Isis e che la sua morte potrebbe scatenare una guerra mondiale. “Un nemico dell’Occidente”, lo chiama, fra una foto con Trump e una con la fidanzata a sciare. In realtà per adesso i veri nemici della libertà e della Pace sono quelli che accecati da soldi ed ego, disposti a tutto, per la propaganda, non pensano per un secondo alle conseguenze delle loro azioni. E le macerie saremo noi". Avvocathy


Adesso, non vorrei tanto concentrarmi sulle motivazioni e le basi legali dietro quest’attacco – a proposito, nel dibattito nessuno si è concentrato su queste basi, ma solamente ad una triste gara partigiana tra pro-USA e anti-USA, come se si parlasse di una partita di calcetto. – In questo post, scritto da Avvocathy, si parla di un Presidente degli Stati Uniti indebolito, sotto scacco e che per confondere le acque in patria si lancia in un attacco bellico estero. Un qualsiasi partito di governo non può lanciare queste accuse che sono, non solo false, ma gravissime. Accusare il Presidente degli Stati Uniti di decidere la politica estera sulla base di interessi elettorali significa non volersi più fidare del sistema di alleanze che abbiamo portato avanti dal 1945 in avanti. Significa non volersi più fidare del nostro principale alleato. Questo non significa che non si possono esprimere delle critiche, attenzione. Ma significa che non possiamo tollerare che la nostra posizione politica sia dettata da delle dietrologie.

Oltretutto, da quando Avvocathy si occupa di politica estera? Certo, è diritto di tutti avere una propria posizione politica. È parte del sacrosanto gioco democratico.È un po' meno accettabile farla diventare posizione del Partito. Non stiamo parlando dell'ISPI o di qualche altro prestigioso think tank sulla politica estera, ma di una pagina Facebook che ha lanciato un buon progetto sull'odio in rete. Se c'è una cosa che andrebbe ricordata quotidianamente è che i tuttologi alla fine finiscono per fare male tutto. Specialmente – e mi tocca ripeterlo, laddove non fosse troppo chiaro – quando si tratta di un Partito di GOVERNO.


Ad incrementare la gravità vi è anche la falsità dei fatti che questo post contiene.

Donald Trump non è indebolito. Se c’è oggi un candidato presidenziali con buone chance di rielezione, questo è lui. Sono diversi i sondaggi che lo vedono in un’ottima posizione contro la maggior parte dei candidati democratici in gran parte degli Swing States del prossimo novembre.

A testimoniarlo vi è anche il suo livello di gradimento, rimasto stabile dal gennaio del 2017 (anzi, paradossalmente ci sono stati momenti in cui era molto meno apprezzato, come nell’agosto del 2017). Di quale indebolimento staremmo parlando, quindi?

La questione dell’impeachment per Trump e per il resto del Partito Repubblicano non è una vergogna da nascondere, ma un’arma da utilizzare a proprio vantaggio. L’attuale amministrazione USA non è il Governo Berlusconi IV, dove si interrompevano le trasmissioni RAI per evitare che parlassero dell’ennesimo processo a Berlusconi. La Casa Bianca vuole utilizzare l’impeachment a proprio vantaggio, per galvanizzare la propria base e far passare l’idea di una persecuzione basata su un’antipatia personale. Non solo per ottenere il favore degli elettori indipendenti in vista delle elezioni presidenziali, ma anche per mettere nel mirino i parlamentari eletti in quei collegi che nel 2016 hanno votato per Trump presidente e che nel 2018 hanno eletto un rappresentante democratico che si è dichiarato favorevole all'impeachment.

Nelle settimane clou dell’impeachment, Trump ha prodotto CENTINAIA di tweet e retweet sull’argomento. Una produzione industriale vi sembra coerente con l’immagine di un Presidente che si vuole nascondere?

E ancora, che preoccupazioni potrebbe avere un Presidente che, senza che vi sia stata anche una sola ora di processo, ha già ricevuto abbondanti rassicurazioni da parte dei giurati che sarà considerato innocente?

Il Partito di governo e Partito di cui questa giovanile fa parte, non potrebbe assumere dunque posizioni più prudenti o sensate? Se dobbiamo fare delle critiche, non possiamo farle partendo da una base di realtà?


E ancora come membri del governo possiamo davvero paventare il rischio di una guerra mondiale? Ma soprattutto, qual è la base politica (o geopolitica, per usare una parola abusata in questo periodo) che ci porta a far nostra una posizione del genere?

Da una parte abbiamo gli Stati Uniti, un Paese che non ne può più di conflitti bellici in Medio Oriente e che anche per questo ha votato un Presidente che prometteva un impegno minimalista. Dall’altro abbiamo l’Iran, un Paese che nelle scorse settimane è stato attraversato da feroci manifestazioni in piazza represse nel sangue a causa di un’economia in profonda contrazione. Un Paese che non si può permettere reazioni eccessive e che se risponderà lo farà in maniera circoscritta. Quali sono i presupposti sulla base della quale suoniamo l’allarme della “guerra totale”, quindi?


Detto questo, bisogna anche avere il coraggio di contestualizzare e accettare che la questione non è solo bianca o nera, ma che si può anche non avere un’idea. L’uccisione di un generale iraniano fa scalpore, ma gli Stati Uniti non lo hanno ucciso perché Trump è la macchietta che agisce senza pensare. Quest’attacco è stato pensato in risposta ad un attacco alla base statunitense a Kirkuk, in cui è morto un contractor civile statunitense e in risposta all’assedio dell’ambasciata americana in Iraq - che è una violazione del diritto internazionale e del diritto diplomatico, se consideriamo quest'ultimo non autosufficiente dal primo.

Nel diritto internazionale esistono le contromisure, atti illeciti che gli Stati possono mettere in campo come risposta ad un altro atto illecito subito. Il limite posto è quello della proporzionalità. L’uccisione di Suleimani è proporzionale visto che gli USA lo accusano di aver ordito quegli attacchi? Bisognerebbe comprenderlo.

Il Dipartimento della Difesa ha poi affermato che Suleimani aveva intenzione di sferrare altri attacchi contro gli Stati Uniti. Essendo un attacco preemptive, come si relaziona il diritto internazionale in questi casi? Bisognerebbe comprendere anche questo. Magari su questo avere una posizione come Partito da far valere poi nei tavoli internazionali.

Ecco, sogno un dibattito politico che si basi su queste cose. Invece è l’ennesima occasione per attaccare Salvini, affermando che il Presidente di una potenza alleata è un populista irresponsabile. Così, come se stessimo parlando del vicino di casa.

Che avvilimento, ragazzi.

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