Riflessioni in libertà all’epoca del coronavirus

di Luca Cusimano

1918. La cosiddetta “influenza spagnola”, considerata la malattia più simile al coronavirus, miete tra 50 e 100 milioni di vittime in giro per il mondo. Viene considerata la più mortale pandemia della storia dell’umanità, arriva a fare più morti della peste.

2020. Dall’esplosione del coronavirus in Iran, avvenuta il 19 febbraio, al momento in cui scrivo (29 febbraio, ndr) le principali testate italiane danno notizia di 210 morti.

2020. Dal 21 febbraio, data dell’inizio del caso coronavirus in Italia, conta 21 morti, tutti con quadri clinici complessi (persone in età avanzata, immunodepresse o con malattie respiratorie pregresse).

Sono dati noti e arcinoti, letti e straletti in questi giorni al profumo di isteria, e non voglio che questo sia l’ennesimo articolo di un non esperto che parla di un tema che conosce poco, utilizzando fonti terze spesso di difficile interpretazione.

Vorrei che questa anomala situazione di emergenza sanitaria, che per chi non se ne fosse accorto passerà ai libri di storia e verrà ricordata a lungo, possa fungere da spunto di riflessione su un tema completamente diverso, ovvero la fortuna che abbiamo a vivere nella nostra società.

Spesso tutti, me compreso se non in primis, non facciamo altro che sottolineare quelli che sono i punti critici del nostro modello di sviluppo e di vivere comune. L’impronta ambientale, la distanza dei rapporti umani, le problematiche assistenziali nei confronti dei più deboli, le criticità della globalizzazione, il capitalismo sfrenato… c’è però qualche piccola isola felice nelle nostre vite, che diamo sempre per scontata ma che se raccontassimo alle popolazioni di anche solo 100 anni fa rimarrebbero sbalordite.

Stiamo vivendo nel periodo meno bellico della storia dell’uomo. La percentuale di popolazione coinvolta in conflitti non è mai stata così bassa come in questi anni, e immaginare uno scontro globale anche solo paragonabile ai due avvenimenti bellici della prima metà del novecento risulta abbastanza fantasioso. E se può sembrare fuori tema, uno dei motivi per cui l’influenza spagnola è stata così devastante era proprio la concomitanza con la prima guerra mondiale che ha contribuito enormemente a rendere le condizioni igienico-sanitarie scadenti. In particolare, in Unione Europea non si hanno conflitti da oltre 70 anni, un record incredibile per chiunque abbia mai preso in mano qualche libro di storia riguardante il vecchio continente.

L’aspettativa di vita non è mai stata così alta come nella nostra epoca, merito dei progressi nel campo dell’igiene, della pulizia e soprattutto della medicina. Proprio quest’ultima nel nostro continente rappresenta un modello invidiato da quei paesi occidentali, come gli Stati Uniti, che non dispongono di un sistema di sanità pubblica accessibile a tutti.

Tutti questi elementi, che noi tutti diamo per scontati, non lo sono mai stati e mai lo saranno.

E non è la prima volta che ci troviamo davanti a situazioni del genere.

Quanto diamo per scontata l’Unione Europea finché la Brexit non ci ricorda come sia volatile?

Quanto diamo per scontata la legalità finché non muore un magistrato?

Quanto diamo per scontato un ospedale finché la stessa malattia altrove è molto più devastante?

Quanto diamo per scontata la solidarietà finché non dobbiamo accogliere il diverso?

Forse in un tempo così frenetico come il nostro talvolta fermarsi, guardarsi dentro e guardare il mondo per riprendere la bussola sarebbe una cosa buona per tutti.

Me in primis.

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