O Brasil não pode parar, schematicamente

di Francesca Escobar


  • “O Brasil não pode parar” (il Brasile non può fermarsi), questo era il motto fino a 2 settimane fa del Presidente Jair Bolsonaro, in carica dal gennaio 2019, convinto che il numero dei morti causati dalla pandemia del COVID-19, sarà meno costoso dell’inevitabile recessione economica.

  • Ad oggi in Brasile i numeri sono di 2.141 vittime accertate e 33.682 contagiati dall'inizio della pandemia, in crescita esponenziale nell’ultima settimana.

  • Tutto ció ha portato la maggioranza dei governatori brasiliani a voler seguire le linee guida dell’OMS e il 60% della popolazione è in isolamento volontario.

  • Inoltre, vi è stata una forte opposizione a Bolsonaro all’interno del Governo stesso, da parte dei ministri della Sanità (Luiz Henrique Mandetta), dell’Economia (Paulo Guedes) e della Giustizia (Sérgio Moro). Dissidi che hanno portato Mandetta a dimettersi in relazione al tipo di quarantena da attuare che per l'ex ministro della sanità doveva essere totale, riguardante industrie e commercio. Bolsonaro, invece, ha sempre sostenuto la tesi dell’isolamento verticale, ossia limitato ai soli anziani ed adulti con patologie. Malgrado l’aumento dei contagi, a livello Federale e della comunicazione del Governo centrale con i singoli Stati, continua a regnare il caos.

  • Secondo il ministero della Sanità, l’emergenza sanitaria sarebbe aggravata dal sovraccarico del sistema sanitario che ha subito una riduzione degli investimenti, come risultato del taglio della spesa pubblica voluto da Bolsonaro.

  • Altri fattori da considerare sono le grandi disuguaglianze che caratterizzano la società brasiliana, con milioni di persone che vivono nelle favelas, luoghi favorevoli alla proliferazione del COVID-19, a causa dell’assenza di condizioni sanitarie e igieniche basiche. Infine, vi sono circa 40 milioni di lavoratori nell’economia informale, molti dei quali nella povertà con nessuna possibilità economica per curarsi.

  • Il forte calo dei consensi da parte dell’opinione pubblica e l’isolazionismo politico, hanno portato Bolsonaro a cambiare idea, definendo il virus come “la nostra sfida più grande", adottando misure restrittive e chiedendo, tra le altre cose, la conversione dello stadio Maracanã, in un ospedale.

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