Minuto discorsetto per un pachidermico problema

Lettera aperta ai ragazzi che amano la politica

l’Italia aspetta la sua generazione. Siamo un Paese che si poggia su speranze. Un tormentone costante che fin dal dopoguerra si è specchiato in ogni gruppo politico più o meno degno di questo nome. Ogni grande pensatore italiano ha percepito il peso di questo sentimento di attesa. Fino a oggi, però, ammettiamolo, le aspettative sono rimaste deluse. Siamo una terra che ha dato i natali a illustri intellettuali, ma che poi non è mai riuscita a creare un vero sommovimento nazionale. Si agogna al cambiamento, o meglio al miglioramento, ma non avvertiamo mai di averlo raggiunto veramente. Questo ha generato un senso di incompletezza, un continuo desiderio anche ingenuo di novità. Ciò che è nuovo sarà sicuramente migliore del vecchio semplicemente perché quest’ultimo non ce l’ha fatta. Così in Italia siamo rimbalzati di novità in novità, passando in rassegna spesso passivamente ogni personaggio dal volto più o meno pulito che si (ri)propone ai nostri occhi. All’inizio siamo soliti appoggiare ciò che non conosciamo sperando che non si riveli qualcosa di cui già abbiamo memoria e questo, dopo molti passaggi, ci ha resi una nazione apatica. Siamo bambini con i capelli bianchi e vecchi senza nome. Abbiamo memoria breve e ciò è pericoloso. Molto pericoloso. Inoltre non nascondo che le generazioni passate abbiano innegabilmente condiviso con noi, “nuovi”, un certo pessimismo di fondo.


Ma ora basta.


Dobbiamo ambire ad essere la generazione che salverà questo Paese, mi si perdonino i toni retorici. Non possiamo però tentare come ogni volta seguendo lo schema preimpostato, senza riuscirvi. Bisogna pensare in modo differente, cominciando con il riflettere su ciò che per noi vuol dire ‘’fare politica’’.


Non possiamo concentrarci sulla sovrastruttura dimenticando che questa è stata costruita solo come organizzazione, perché difficilmente riusciremo a incarnare il cambiamento se non facciamo nostra una visione più ampia e consapevole. Questo processo di elaborazione non è alla portata del singolo ragazzo, serve che l’intero gruppo s’impegni, e come tale dobbiamo agire. Ci dobbiamo riconoscere in valori oggettivi chiari (per noi) e riconosciuti e su questi costruire la nostra espressione ‘’fare politica’’. Non possiamo permetterci di apparire incoerenti o ambigui. Già troppi lo sono stati e solo questo basterebbe in Italia per ripetere la novità. Dobbiamo risvegliare nei nostri coetanei l’amore e la passione per il mondo. Per la scoperta, per la curiosità. Ricostruire, caricandola di significato, la parola ‘’possibilità’’ e sconfiggere la paura e l’indifferenza che attanagliano la nostra società. Per essere nuovi, ma di un nuovo reale, dobbiamo essere prima artefici di un cambiamento culturale. Solo così diventeremo il futuro che tante generazioni hanno provato a diventare. Non possiamo fallire o meglio, non dobbiamo prendere in considerazione la possibilità di un fallimento.


Se in questo momento vi sentite stanchi, afflitti e incerti, lottate per sentirvi diversi. Voi, noi, possiamo essere la risoluzione agli antichi comportamenti errati di questo Paese, perché ne siamo il futuro. Lo so, non è molto. Ma è abbastanza per cominciare.


Un giovane democratico milanese

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