Aree Falck, cosa rimarrà ai milanesi?

A fine febbraio scorso, la commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e degli illeciti ambientali, presieduta dall’On. Alessandro Bratti, ha effettuato un sopralluogo nell'ex Area Falck dopo che il Ministro Gian Luca Galletti l’estate scorsa aveva manifestato un concreto interesse nel far partire il processo di riqualificazione dell'area stessa.

Sembra arrivata finalmente la fase operativa del recupero di una delle più grandi zone industriali d'Europa, il motore di Sesto San Giovanni, dichiarato, insieme a Bagnoli, sito d’interesse nazionale. La superficie complessiva è infatti pari a 1,4 milioni di metri quadrati, circa 240 campi da calcio affiancati, che saranno bonificati dalla società Ambienthesis. Della superficie totale, 230 mila metri quadri andranno alla Regione Lombardia per la costruzione della Città della Salute (unificazione dell´Istituto Nazionale Tumori con il Besta), mentre la parte rimanente sarà destinata ad una nuova stazione – così come l'ospedale – disegnata da Renzo Piano. Infine, vi sarà una grande area commerciale finanziata con 500 milioni dal gruppo Fawaz, società gestita dai fratelli sauditi Abdulaziz, Salman e Abdul Majeed Al Hokair, che controlla un impero di centri commerciali presenti in ben 17 paesi del mondo.

In totale tutto l’intervento di riqualificazione e rammendo dovrebbe costare oltre due miliardi di euro. Dopo il MerlataMall il gruppo Fawaz si aggiudica infatti una delle parti più belle della ex Falck, quella denominata “Concordia” che ospiterà il mall e un parco di intrattenimento.

Ma, di là di questi dati, dov’è finita l’architettura intesa come partecipazione? Dov’è finito il processo civico, le commissioni, i concorsi, le sfide della grande urbanistica che avevano caratterizzato importanti riqualificazioni a Milano, come quella dell’ex Pirelli a Bicocca o la Bovisa e adesso gli Scali? Sembra che Sesto abbia rinunciato a quella visione, accantonando parzialmente il master plan di Renzo Piano.

Ricordo che nel novembre 2013, anno in cui avevo iniziato il mio corso di laurea in architettura al Politecnico, Stefano Boeri organizzò una lecture di Piano all’interno dell’area Falck, sotto l’immenso ex stabilimento “Unione”. In quell’occasione, io e quel centinaio di altre persone presenti rimanemmo estremamente colpiti dalla potenza di quel luogo. Gli ingranaggi di quella enorme macchina erano ancora lì dopo decenni di inattività e continuavano a restituire un’idea del grande arsenale industriale che l’Italia aveva negli anni del boom economico. Quel reperto di archeologia industriale è qualcosa che ci appartiene, che appartiene ai cittadini di Sesto e a tutti i milanesi, perché sono ambienti che in virtù della loro importante storia meriterebbero una trasformazione condivisa, guidata da una commissione di esperti, come lo era il pool che faceva riferimento a Renzo Piano.

Sebbene sia felice per la riqualificazione delle aree Falck, penso che la scelta della società proprietaria di concedere l’area della “Concordia” al gruppo Fawaz equivalga a rinunciare parzialmente al tracciare la visione di un importante pezzo di storia urbanistica milanese.

Alberto Bortolotti, studente del Politecnico

Fotografia di Gabriele Basilico

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