Un anno di Reddito di cittadinanza: cosa dicono i dati

Efficace per la lotta alla povertà ma inadeguato per l’occupazione


di Umberto Caragnano


Dal 1 Maggio 2019 è entrato in funzione il reddito di Cittadinanza, un sussidio condizionato alla ricerca di lavoro che ha sostituito il Reddito di Inclusione varato dal governo Gentiloni. Il reddito di Cittadinanza prevede un’integrazione mensile fino a 500 euro (780 in presenza di un affitto), se sono soddisfatti prerequisiti stringenti in termini di reddito, patrimonio immobiliare e finanziario della famiglia. Tale importo cresce per i nuclei famigliari numerosi e con minori, sebbene in misura meno proporzionale.


A maggio 2020, i beneficiari del reddito di Cittadinanza sono 1,3 milioni di famiglie, in crescita rispetto all’anno precedente. Nel 2019 si stimano 1,7 milioni di famiglie in uno stato di povertà assoluta, con un’incidenza pari al 6,4%, in calo rispetto al 7% registrato nel 2018. Si tratta di un risultato di rilievo in un anno in cui il PIL è risultato stagnante, basti pensare che è solo la seconda volta dal 2005 che si registra un segno meno per questo indice. Un altro aspetto positivo consiste della diminuzione dell’incidenza della povertà tra le fasce di età più giovani, quelle che avevano subito il maggior incremento negli anni precedenti. La povertà assoluta rimane elevata nei nuclei famigliari numerosi ma soprattutto tra gli stranieri “con una incidenza pari al 26,9%, contro il 5,9% dei cittadini italiani”, molti dei quali esclusi dai requisiti di residenza più stringenti previsti dal reddito di Cittadinanza.


Come riportato dall’Istat la diminuzione della povertà è dovuta “al miglioramento, nel 2019, dei livelli di spesa delle famiglie meno abbienti (in una situazione di stasi dei consumi a livello nazionale)”. L’Istat pertanto certifica i due principali benefici del Reddito di Cittadinanza:

  • Riduce (e non abolisce) la povertà assoluta delle famiglie meno abbienti;

  • È una misura di stimolo per l’economia, dato che la propensione al consumo è maggiore per le fasce di reddito più basse.


Il Reddito di Cittadinanza dunque non abolisce la povertà come aveva incautamente affermato l’attuale Ministro degli Esteri Di Maio ma come illustrato nella Relazione annuale della Corte dei Conti “effetti sensibili si sono avuti in termini di riduzione degli indici di povertà e minore concentrazione della distribuzione del reddito (indice di Gini)”.


Nel 2019 a fronte di uno “stanziamento definitivo di 5.728,6 milioni di euro, ne sono stati impegnati 3.878,7 milioni”. Come in tutte le misure di sostegno alla povertà, non tutti i potenziali beneficiari hanno effettuato la richiesta per limiti operativi (i.e. mancanza di capacità materiale di presentare la domanda) o per il timore di trasmettere i propri dati reddituali o patrimoniali nascosti al Fisco. In altri termini, richiedere il sussidio all’INPS è un rischio per i contribuenti infedeli e non un doppio beneficio come una certa logica economica liberista e paternalistica vuole far credere.


Tuttavia, uno dei limiti principali del Reddito di Cittadinanza riguarda la connessione del sussidio con le politiche attive del lavoro. Come riportato nel Rapporto della Corte dei Conti “la quota di coloro i quali trovano lavoro tramite i CPI resta modestissima: intorno al 2 per cento.Le riforme messe in essere dal Ministero del Lavoro per il potenziamento dei centri per l’impiego e l’introduzione della nuova figura professionale del “navigator” sono state completamente inefficaci. Questi dati poco confortanti devono indurre ad una riflessione più ampia su come migliorare le politiche attive del lavoro. Che senso ha far leva su una struttura come i centri per l’impiego fatiscente, poco utilizzata e organizzata su scala regionale?


Il Partito Democratico, con il Reddito di Inclusione, è stato la prima forza politica a mettere in campo una misura per ridurre le disuguaglianze ma occorre riconoscere che il Reddito di Cittadinanza per importo e persone assistite ha un impatto redistributivo maggiore. Redistribuire la ricchezza verso le fasce meno abbienti, diversamente da quanto supportato da molti detrattori, non esclude la concretizzazione di ulteriori interventi volti a stimolare l’occupazione e la crescita economica.


In un periodo emergenziale come quello attuale, il Reddito di Cittadinanza è un pilastro fondamentale nell’architettura del Welfare State italiano. È necessario ripensare e riorganizzare i meccanismi operativi e la connessione con le politiche attive del lavoro, a partire dal Responsabile dell’ANPAL Mimmo Parisi, che si è anche reso protagonista di notizie di cronaca poco lodevoli per un dirigente dello Stato. Ciononostante i risultati in termini sociali sono incoraggianti e pertanto bisogna dare atto che la retorica del “mero assistenzialismo e del finanziamento del lavoro nero” non era solo distante ideologicamente per una forza che si definisce socialista ma anche infondata.

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